Racconto di Davide 17 Mar

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Racconto di Davide

Adesso Davide ha ventiquattro anni, due mesi, diciassette giorni e quasi quindici anni di esperienza. Adesso Davide guida le ambulanze e ogni tanto accende le sirene, insegna alla piccola Tiziana cos’è una spinale, diventa maestro per i nuovi volontari che ascoltano le sue spiegazioni sul primo soccorso e sui comportamenti da tenere in emergenza.

Davide ha ventiquattro anni, due mesi e diciassette giorni ed è un ragazzo come tanti.

Solo che dei suoi ventiquattro anni, due mesi e diciassette giorni ne ha passati già più di quindici con una divisa arancione addosso. 

Quindici anni di volontariato sono qualcosa come sei mila giorni in arancio, sia che fuori piova, sia che ci siano 40 gradi. Sono quasi sei mila giorni e chissà quante ore. 

A nove anni, Davide, guardava le ambulanze dal balcone di casa sua, sentiva le sirene, cercava di origliare i discorsi e le risate di questi omini che gli avevano detto che si chiamavano “volontari”.

Chissà che fanno i volontari, si chiedeva. E mentre giocava a nascondino con gli amici, o ai video giochi nella sua stanza, li sentiva vivere: sentiva che ogni tanto ridevano, molte volte correvano, qualche volta uscivano da quel cancello blu con i lampeggianti accesi.

Un giorno Davide ci ha provato, ha detto che voleva fare il volontario anche lui, ha detto che un giorno avrebbe guidato le ambulanze insieme a loro. 

“Sei un bambino” si era sentito rispondere, “Vedi quella porta? Ecco! Devi essere alto così per mettere la divisa”. 

Però, mentre aspettava di avere l’altezza giusta, Davide entrava in associazione, salutava tutti, si metteva ad ascoltarli, lavava l’ambulanza, imparava che quella tavola gialla si chiama spinale e che Annette, la bambola, serve per esercitarsi alle manovre del primo soccorso. 

Dopo la scuola, il pranzo, i compiti fatti di fretta, Davide varcava la soglia dell’associazione e andava a misurarsi vicino alla porta.

Mai un giorno di febbre, mai un giorno d’assenza, mai un giorno senza provare a vedere se la sua altezza fosse uguale a quella della porta.

Dagli omini in arancione ha imparato tante cose, o almeno così dice lui che ricorda sempre tutto e tutti, perché a lui non sfugge mai niente: un dettaglio, una storia, un viso che è passato anche solo per poco da quelle mure che sono diventate la sua casa.

Una casa dove prendere il caffè ogni mattina, altrimenti che sveglia è?, una casa dove trovare i fratelli e le sorelle che negli anni ti sei scelto, una casa dove poter sognare un sogno. Un sogno grande, impossibile, irrealizzabile e poi vederlo materializzato. 

Adesso Davide ha ventiquattro anni, due mesi, diciassette giorni e quasi quindici anni di esperienza. Adesso Davide guida le ambulanze e ogni tanto accende le sirene, insegna alla piccola Tiziana cos’è una spinale, diventa maestro per i nuovi volontari che ascoltano le sue spiegazioni sul primo soccorso e sui comportamenti da tenere in emergenza.

Oggi Davide è la nostra memoria storica, è l’entusiasmo che non si spegne neanche dopo anni. 

Oggi, la giornata internazionale del volontariato la festeggiamo con lui, con la sua storia, con la sua grande passione.

Mi rendo conto che ho fatto bene a non porre mai quella domanda che così spesso avrei voluto fare al mio amico A. : "Ma tu, perchè sei un volontario?" perchè adesso capisco che il volontariato (quello vero) non è qualcosa che si può raccontare, che si può scrivere o descrivere.

Il volontariato è qualcosa che ti prende, che senti nella pancia e che cambia la tua vita, come l’amore. Se si vuole capire realmente cosa sia, non c’è altro modo che sperimentarlo!

di Federica Lombardo.

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